Freud

 Sigmund Freud


           




Biografia 

Nasce nel 1856 a Praga, era di origine ebraica; si trasferisce a Vienna.

Grande capacità intellettuale e interesse per gli aspetti della natura umana. Si iscrive a medicina specializzandosi in neurologia.

incontra: M. Bernayas (futura sposa) e J. Brewer (neurofisiologo).

Apre uno studio a Vienna e inizia la sua attività di psichiatra.

Comincia degli studi sull’isteria. Pubblica, nel 1895, gli studi dell’isteria che segnano l’inizio della scoperta della psicoanalisi. I suoi studi provocano critiche a Vienna.

Nel 1900 pubblica l’interpretazione dei sogni e comincia un’intensa attività di referenziere, parlando a un pubblico sempre più vasto.

Nel 1933, il regime razzista brucia i libri di Freud.

Nel 1938, la famiglia Freud lascia a Vienna quando essa fu ammessa al Reich, si trasferisce a Londra dove muore nel 1939.


Come nasce la psicoanalisi?

Freud all’ospedale di Vienna, dove inizia a muovere i suoi passi, in cui siamo in un ambiente completamente segnato dal positivismo, ci sono anche dei malati che presentano dei sintomi che però non hanno nessun tipo di relazione con altri fatti organici che possano essere osservati: presentano sintomi strani, afasie, paresi e altre forme di sintomi che immediatamente farebbero pensare a una lesione a livello del sistema nervoso centrale, ma non ci sono le cause di questa lesione.

Comincia ad affrontare e studiare su questo tipo di patologie scopre che a Parigi c’è chi ha un approccio completamente diverso: i due medici Charcot e Bernhein che, con diverse prospettive e approcci, arrivano alla tesi che l’isteria abbia un’origine psicosomatica: non vedi lesioni nel corpo perché sono lesioni invisibili quindi hanno luogo nella mente delle persone. Loro al posto di psicosomatica usavano la parola ideo genesi.

Quest’idea nasce da un’osservazione: i pazienti affetti da isteria e posti sotto ipnosi presentano una regressione di sintomi.

Tornato a Vienna, Freud ne parla con Brewer e scopre che egli sta lavorando esattamente su questa stessa linea di pensiero, cioè sta usando con pazienti isterici li ipnosi, in realtà affondando il metodo ipnotico e correlandolo con altre tecniche. I due uniscono le forze e nel 1895 esce “gli studi dell’isteria”.

Il caso di isteria di cui si occupano è quello di Anna O. Lei aveva un complicato quadro di sintomi tra cui uno legato a una sorta di idrofobia (aveva un disgusto tremendo dell’acqua), i due medici hanno un’idea geniale. In stato ipnotico chiedono ai loro pazienti di riportare alla memoria il momento in cui è comparso il sintomo. In questo caso, Anna O. ricorda che il cagnolino dell’odiosissima governante aveva bevuto dal bicchiere e da quando aveva visto bere questo Cagnotto dal bicchiere lei aveva sviluppato un orrore per l’acqua; nel momento in cui ricorda questo, ha una scarica emotiva e in questo momento il sintomo regredisce, quindi lei può bere.

Essi quindi, connettono i sintomi di questa patologia a ricordi traumatici che però non avevano potuto scaricarsi immediatamente. Tu non sai di avere quel ricordo e lo puoi raggiungere solo se io ti metto in una condizione tale per cui te lo faccia ricordare.

Riesce a ricordare a scaricarsi solo quando non può controllarsi, poiché l’ipnosi disinibisce.

Qui troviamo già la scoperta dell’inconscio.le origini dei nostri disturbi isterici non sappiamo di saperle e quindi sono inconsce.

Freud comincerà a teorizzare che queste emozioni negative incapsulate hanno a che fare con la sfera sessuale.tira in ballo anche la sessualità infantile e su questa cosa Brewer non lo segue e quindi prendono strade diverse.

Quindi l’atto di nascita della psicoanalisi sia nel momento in cui Freud decide che noi abbiamo una psiche che non è qualcosa di semplice ma è complessa e che esiste una parte di psiche che è inconscia; non è quindi tutto riportabile alla dimensione dell’autocoscienza.

La psiche è un’unità ed è costituita da quelli che Freud chiama sistemi che sono dotati di funzioni diverse e correlati secondo un certo ordine, lui chiama questo sistema topica= studio dei luoghi della psiche.

Le “topiche” freudiane sono due: la prima contenuta nell’interpretazione dei sogni e l’altra e elaborata a partire dal 1920.

PRIMA TOPICA

Noi abbiamo: conscio, preconscio e inconscio

Vediamo un iceberg; l’inconscio è la parte sommersa dell’iceberg ed è anche la più grande, poi abbiamo la parte superiore che il conscio e poi abbiamo una parte frastagliata che è il preconscio.

Che cosa sono conscio, inconscio e preconscio?

-Il conscio è la nostra autocoscienza e coscienza, quindi ciò di cui siamo direttamente consapevoli.

-L’inconscio viene diagnosticato a partire dall’ esperienza clinica. è sempre un lavoro di introspezione del paziente aiutato da uno psicoterapeuta.

-Il preconscio è costituito da tutti quei ricordi che possono essere recuperati (es. che cosa hai mangiato ieri)


Ci sono tre luoghi nella nostra psiche: uno è quello in cui sono sepolti dei ricordi che non sappiamo di avere, cose che non sappiamo di sapere. Il termine tecnico è quello di rimozione. Ci sono delle esperienze che facciamo che non ci piacciono e che costituiscono un vero e proprio trauma per noi e queste esperienze vengono rimosse dal conscio e vengono messe nella sezione dell’inconscio.

Perchè alcune esperienze vengono rimosse?

Per capirlo dobbiamo definire il concetto di pulsione. La pulsione è il rappresentante psichico che trae origine dall’interno del corpo e giunge alla psiche. Lo stimolo pulsionale è paragonabile a un bisogno che spinge alla ricerca di soddisfacimento (anche se nell'uomo in modo meno meccanico rispetto agli altri animali). Questo stimolo è concepito da Freud come una quantità di energia che avendo raggiunto un certo livello di intensità cerca una scarica; tale energia si esplica in una spinta dinamica che agisce, attraverso una serie di attività, come una forza costante orientata al raggiungimento della meta.

ESEMPIO: C'è un processo fisiologico per cui al calare degli zuccheri aumenta la serotonina; di questo bisogno non ne avremmo consapevolezza se il corpo non parlasse alla mente. Invece il corpo ci parla e ci viene fame; la fame è quindi il bisogno che ci spinge a mangiare. La fame è quindi la pulsione. La pulsione è quindi un bisogno di cui io in qualche modo sono consapevole. Il corpo parla alla psiche e quindi siamo consapevoli di questo bisogno che cerca soddisfacimento.Proviamo a pensare alla nostra fame come un vaso che pian piano si riempie; si riempie tanto da doverlo svuotare e da dare tanto fastidio. Urge dentro di te quindi il fatto di doverlo scaricare e quindi a mangiare (in questo caso). Questo fastidio allabocca dello stomaco si esplica muovendoti, ti dinamizza, ti fa cercare cibo, quindi l'energia si esplica in una spinta dinamica che agisce, attraverso una serie di attività, come una forza costante orientata al raggiungimento della meta (lo scaricamento dell'energia).

Le pulsione hanno:

- Fonte: processo somatico che da origine allo stimolo (la disidratazione)

- Meta: scarica, il soddisfacimento del bisogno (il dissetarsi)

- Oggetto: ciò in cui o mediante cui avviene la soddisfazione (l'acqua)

Le pulsioni sono l'energia della vita psichica, cioè senza pulsione siamo delle marionette appoggiate sulla sedia.

Di che tipo è l'energia pulsionale?

- Tre saggi sulla sessualità, 1905: l'energia pulsionale è di tipo sessuale (concezione ampliata della sessualità: lui chiama la sessualità libido e la intende come un'energia o una forza con cui si manifesta l'istinto sessuale, capace dilocalizzarsi su diverse parti del corpo = zone erogene e la localizzazione

dell'energia sessuale in una certa parte del corpo piuttosto che in un'altra non è casuale ma è inserita all'interno di un processo determinato e suddiviso in fasi

chiamate fasi sessuali).

Questa libido si manifesta anche nel bebè e si localizza nella bocca (fase orale) che si ha dalla nascita fino a un anno di età (il bambino mette tutto in bocca), poiché la stimolazione della mucosa orale è l'oggetto mediante il quale a libido, nel primo anno di età, raggiunge la sua meta. Si tratta quindi di un'idea di sessualità che è connessa all'esperienza del piacere connesso al soddisfacimento di un bisogno. Qual è il bisogno che sente un bambino? La nutrizione.

Raggiunge quindi una sensazione di benessere e soddisfacimento della sua pulsione.

Al secondo anno l'oggetto diventa l'ano quindi il bambino sente il bisogno di fare i suoi bisogni.

Al terzo anno d'età abbiamo la fase fallica nel quale l'organo genitale diventa l'oggetto mediante il quale si scarica la pulsione. Il maschietto sogna di sposare la madre e la femminuccia il padre. Si creano quindi dei conflitti interiori: il maschio vede il padre come qualcuno che lo vuole allontanare dalla madre e viceversa.

Parliamo quindi di complesso di Edipo e di Elettra. Il bambino però si sente a disagio nei confronti del papà perché lo ama e lo odia: lo ama perché il papà e lo odia perché gli toglie la mamma. L'odio ha come estremo l'omicidio e lo manifestano dicendo "no papà!". Questa duplicità di emozioni lo fa sentire a disagio e va a costituire il complesso di Edipo che se si risolve, si risolve quando il bambino si identifica con la figura del papà; io sono come il papà, il papà è la vivente incarnazione del limite, qual'è il limite che papà mi da? Papà è la barriera che non mi permette di unirmi con la mamma; quindi io mi identifico in lui e quindi illimite io lo interiorizzo, nasce quindi la coscienza morale.

Siamo intorno al quinto anno e dai cinque anni alla pubertà c'è una fase di latenza in cui non succede nulla di particolarmente importante.


Dopo la pubertà arriva la fase genitale (fase psicosessuale definitiva), che vede l'energia sessuale localizzata nell'area dei genitali, ma coscientemente e organizzata in funzione della riproduzione.

Siccome il bambino non vive la sessualità in una forma "funzionale alla riproduzione" (la sessualità "in sé": questa è la concezione "naturale" della sessualità), si capisce che il bambino è un perverso: chi usa la sessualità in una maniera non "naturale" è un perverso. Il bambino, quindi, che organizza la sua energia sessuale a livello orale/anale... (comunque in maniera non funzionale alla riproduzione) è un perverso polimorfo (perché in lui la sessualità assume diverse forme). La definizione è scioccante, ma non da intendersi in senso valutativo. Si capisce come abbia potuto suscitare scandalo nell'ambiente viennese del primo '900.

Secondo Freud l'energia pulsione è ciò che ci tiene vivi: questa interpretazione di cosa sia l'interpretazione di cosa sia l'energia pulsionale ha una storia. Comincia con i Tre saggi sulla sessualità (1905).

Continua con Al di là del principio del piacere (1920): in quest'opera vediamo lo sdoppiamento dell'energia pulsionale in eros e thanatos. Freud comincia ad interpretare l'energia pulsionale come qualcosa di ambiguo e duplice; non è più monoliticamente interpretata come eros.

Eros è la tendenza a unire che si esprime nella coesione delle unità vitali dell'individuo, nella coesione armoniosa della psiche e nell'unione amorosa, quindi assicura la continuita e la continuazione della vita.

Eros abbraccia quelle che Freud aveva prima chiamato le pulsioni di autoconservazione (come la fame) e le pulsioni sessuali (in senso genitale, in quanto garantiscono la prosecuzione della specie, quindi sono evidentemente riassumibili in questa concezione di eros come tendenza unitiva).

La concezione di eros come forza unitiva, che spinge verso l'unità, è molto antica: è presente nel discorso di Aristofane nel Simposio di Platone (l'androgino originario diviso in due da Zeus).

Thanatos (la morte) contrasta l'azione di eros e ha meta contraria: se eros unisce, thanatos dissolve la connessione e la coesione tra unità vitali. Noi abbiamo dentro un'energia che ha un lato A e un lato B: è interessante questa ambiguità, che ci caratterizza tutti (una forza costruttiva e una spinta a distruggere in un unico

fascio di forza).

Eros punta alla vita, e punta alla vita in maniera costruttiva, mettendo insieme i pezzi, tenendo unite le parti. Thanatos fa l'operazione contraria: disunisce, separa, distrugge, quindi cospira contro la vita (e per questo merita il nome di morte).

Come si spiega la presenza di una forza distruttiva? Come se la spiega Freud?

In qualche modo, nell'apparato psichico Freud individua il principio di costanza, in base al quale il sistema psiche tende a mantenere un livello basso o almeno costante di eccitazione. La spinta verso la vita, la pulsione unitiva, ci dinamizza, ci mette in moto, ci inquieta. Di fronte a questa eccitazione, come una persona che sta dormendo e vorrebbe continuare a dormire, la psiche oppone una forza uguale e contraria: "io voglio rimanere ad uno stato di eccitazione il più possibile basso o come minimo costante". Thanatos agisce come una sorta di equilibratore verso il basso.

Questa duplicità è in qualche modo gestibile?

Si; la soluzione è eros che lega a sé thanatos. Eros deve prevalere; bisogna riuscire a non fare prevalere le potenze distruttive su quelle vitali. Non bisogna negare o reprimere, ma bisogna rendere inoffensiva quella forza. È sensato che un bambino che tende a distruggere violentemente le sue costruzioni di Lego esprima la sua forza distruttiva; sarebbe sbagliato reprimerla in maniera troppo opprimente. Questo equilibrio delle due forze, questa armonizzazione delle due forze, si realizza come una sintesi che Freud chiama fusione pulsionale.

Negli anni, la riflessione di Freud sull'energia pulsionale si evolve, ma resta l'idea che esse siano rappresentanti psichici di stimoli che traggono origine dall'interno del corpo e che esse si concretizzino come "spinte" ad assumere determinati comportamenti orientati a raggiungere una meta (che è sempre la scarica, la soddisfazione del bisogno).

C'è una eco della dialettica bisogno-soddisfacimento, che è quella in base alla quale materialisticamente Marx spiega l'intera dinamica della vita umana. Anche per Marx la vita umana si spiega come impegno, sforzo, lavoro per soddisfare dei bisogni materiali, perché senza quella soddisfazione non c'è vita. Da questo deriva la centralità del lavoro, che lo porta poi ad analizzare la questione con gli strumenti

dell'economia




SECONDA TOPICA

La seconda topica è elaborata a partire dal 1920 (ma non si trova in Al di là del principio del piacere). Abbiamo lo, Super-lo e Es. L'Es è totalmente inconscio, ma lo e Super-lo, sono in mezzo (c'è un lo conscio, uno preconscio e uno inconscio,

come anche nel Super-lo).

Freud chiama Es, Super-lo e lo le tre istanze della psiche. Con il termine "istanza" Freud sottolinea il fatto che questi tóno della psiche abbiano delle richieste, quindi in qualche modo facciano pressione.

Es è il pronome indeterminato tedesco (come on in francese e id in latino, con cui a volte viene chiamato). Freud lo definisce il serbatoio delle pulsioni: possiamo dire che sia il serbatoio dell'energia psichica. Il principio che lo muove è il principio di piacere, e l'Es rappresenta l'istanza di piacere (tutto e subito perché soddisfare un bisogno comporta un piacere, la scarica dell'energia; lo svuotamento del vaso è piacevole).

Il Super-lo è la seconda istanza. Il Super-lo è la coscienza morale, e infatti si struttura come terza dopo il complesso edipico (il bambino comincia ad avere una coscienza morale da quando interiorizza la figura paterna, che è il limite;

divento papà di me stesso, sono in grado di dirmi no). Il Super-lo dà il limite alla scarica; il problema del Super-lo è che, se in qualche modo Es chiede tutto e subito, Super-lo dice no, mai, brutto e cattivo, Il Super-lo è spietato, proibisce, come il padre che per la sua sola esistenza proibisce l'unione con la madre, questo archetipo del piacere (l'unione con chi mi dà la vita). In parte questo è consapevole (vari principi morali di cui siamo consapevoli), in parte preconscio e in parte

Inconscio, perché agisce in maniera repressiva sull'Es senza che io me ne accorga (ma questi risultati producono conseguenze nella vita di tutti i giorni).

L'lo deve mediare. È la parte organizzata della psiche, la parte che presiede i processi superiori di pensiero razionale (coscienza, autocoscienza...), la parte di cui si è occupata la filosofia fino a Freud e che pensava fosse l'unica componente della psiche (pensa che l'iceberg sia solo la punta). L'lo cerca di mediare tra le istanze, come chi ha compiti di governo in una società cerca di mediare tra gli interessi legittimi delle unità sociali che compongono lo Stato, in modo tale da mediare i conflitti fisiologici tra di esse, nella misura in cui gli interessi di classi diverse non convergono verso le stesse mete.

L'lo si trova nella scomoda posizione di dover mediare due assoluti: l'Es, mosso dal tutto e subito del principio di piacere, e il Super-lo, il proibito assolutamente. L'io però deve essere realistico (si muove in base al principio di realtà): non può non scaricare una pulsione, il sacchetto deve essere svuotato (altrimenti esplode). L'lo deve convincere il Super-lo che il sacchetto un po' deve essere svuotato, e dall'altro lato deve convincere l'Es che non può svuotarlo completamente (perché non ci sono le condizioni materiali per poterlo fare o perché è sconveniente all'interno della cornice morale di una determinata società).

Nella normalità l'lo riesce a gestire il conflitto tra le istanze. Lo gestisce rimuovendo quei desideri che sono incompatibili con la realtà.

Qui si spiega perché una parte dell'lo debba essere inconscia: se l'lo difende il conscio da queste ideazioni, lo deve fare senza accorgersene, perché se se ne accorgesse si ricorderebbe di averlo fatto. Un discorso fantasmatico, un'ideazione, che dipende da una pulsione ben precisa, che è totalmente fuori dalla cornice dell'accettabilità in base al principio di realtà, è nascosta dall'lo senza accorgersene, con un meccanismo di difesa. Il più importante dei meccanismi di difesa è la rimozione. Le ideazioni rimosse vengono sbattute nell'inconscio, che si trova in un luogo tale da non poter essere richiamato a consapevolezza (se non

tramite la psicanalisi).

C'è bisogno di investire energia per tenere rimosso quello che è stato rimosso. Una persona che è cresciuta in un contesto particolarmente repressivo, o ha un lo debole, poco strutturato o formato, rischia di passare dalla normalità alla nevrosi opatologia psichica (Freud la chiama psicosi) piu facilmente. Il concetto di normalita è astratto; siamo tutti nevrotici, nessuno riesce a gestire in maniera equilibrata e perfetta i conflitti tra istanze.

I nostri comportamenti sono sintomi del rimosso; poi il rimosso parla nei sintomi nevrotici (le nostre ossessioni, fobie, tic), nei sogni (che sono la via regia per l'inconscio), nei motti di spirito (le battute, che possono essere infelici ma in qualche modo rivelano qualcosa), nei lapsus (dico una parola piuttosto che un'altra), negli atti mancati... Motti di spirito, lapsus e atti mancati sono formazioni di compromesso (tra qualcosa che metto consapevolmente in atto e i contenuti inconsci che, attraverso questo pezzo di consapevolezza, escono fuori). Escono perché la scarica va garantita (anche se non sappiamo né che ci stiamo scaricando né cosa stiamo scaricando).


Il metodo psicanalitico, che Freud inventa per affrontare questa situazione, ha come fine il recupero della connessione semantica tra sintomo e contenuto rimosso. Considerando il rapporto tra i due come un rapporto semantico, un rinviodi significazione, è possibile affrontare un percorso di recupero. Devo considerare il comportamento complessivo di una persona come se fosse un repertorio di indizi.

L'atteggiamento che bisogna guadagnare nei confronti del comportamento, delle parole, di quello che riguarda la vita pratica e interiore di una persona, è l'atteggiamento del sospetto (come Nietzsche nei confronti della tradizione e Marx nei confronti degli aspetti sovrastrutturali delle formazioni economico-sociali).

Il fine è recuperare la connessione semantica tra il sintomo e il rimosso come dall'indizio al colpevole. I mezzi per farlo sono:

• Associazioni libere

• Interpretazione dei sogni

• Transfer

Questi mezzi possono entrare in gioco contemporaneamente. A partire da elementi chiave della scena del sogno del paziente, Freud poteva partire a fare associazioni libere. Il transfert è la proiezione sull'analista di relazioni significative che il paziente ha, cosa che succede durante il percorso psicanalitico.

Le associazioni libere sono parole che i pazienti associano liberamente su richiesta del terapeuta. Sono "libere" perché noi dobbiamo essere abbandonati, veloci e rilassati. Il fluire dei nostri pensieri deve essere il più possibile non-controllato.

C'è un'ipotesi che fa da sfondo a questo modo di operare. Immaginiamo un corpo celeste che crea attorno a sé un campo gravitazionale: il rimosso è questo pianeta invisibile, che però attira a sé le mie associazioni. Più sono libere, veloci e incontrollate, più si avvicinano alla sua atmosfera e addirittura riescono ad atterrare su di esso.

L'interpretazione dei sogni è connessa alle associazioni libere perché spesso i pazienti di Freud, spinti a parlare liberamente, si mettevano a raccontare i loro sogni.

I sogni sono desideri: sono l'appagamento camuffato ("allucinatorio" per Freud) di un desiderio rimosso, di una pulsione, di quel mondo legato ad eros e thanatos che, non potendo essere appagato nella quotidianità della vita del soggetto viene appagato in maniera fantastica e allucinatoria nel sogno.

NB: noi ricordiamo i sogni che facciamo poco prima di svegliarci, o quelli che ci svegliano (sono cosi inquietanti che ci impediscono di dormire); li ricordiamo perché quando ci svegliamo ripensiamo al sogno (come quando si ripete una lezione per ricordarla), perché lo ripercorriamo mentalmente al risveglio. Li ricordiamo tanto meglio quanto più li ripercorriamo nell'immediato (Freud consigliava ai pazienti di scriverli subito al risveglio), e non quando li ricordiamo dopo, perché quando siamo svegli le difese dell'lo sono sull'attenti, e ci impediscono di ricordare alcune parti del sogno.

Quello che interessa non è tanto la descrizione della scena onirica, ma i suoi elementi, che sono simbolicamente carichi. Questi elementi sono potentemente rinvianti al contenuto rimosso, perché mentre dormo, l'lo non si difende così tanto come nello stato di veglia. I sogni sono strani perché c'è la censura dell'Io che impedisce al desiderio di riaffiorare tale e quale; tuttavia, il filtro tra coscienza e inconscio durante il sonno è meno forte che durante la veglia. Per questo

Freud dice che i sogni sono la via regia dell'inconscio.

Il fine dell'interpretazione dei sogni è portare a coscienza il contenuto latente seguendo gli indizi disseminati nel contenuto manifesto. Li si segue attraverso le associazioni libere, alla "forza gravitazionale" del rimosso.

La coscientizzazione ha un significato importante dal punto di vista della riflessione filosofica generale: significa riportare sotto il dominio della coscienza,

dell'lo razionale, ciò che le sfuggiva.

Il transfert è un trasferimento di una serie di stati d'animo ambivalenti provati dal paziente durante l'infanzia (tendenzialmente) nei confronti del genitore sulla figura del terapeuta. Questo può sia facilitare sia bloccare il percorso analitico.

Si tratta di un importante meccanismo che deve essere governato da entrambi, in quanto fa dello psicanalista il bersaglio di comportamenti "ingiustificati" (nell'ambito della relazione paziente-psicanalista). Diventa interessante il quando tiro fuori questi comportamenti e stati d'animo e perché.

I temi della religione e della civiltà

Questi temi dell'ultimo Freud sono più legati alla filosofia in generale.

Anche per Freud, come Feuerbach e Nietzsche, le religioni sono illusioni,

Anche per Freud, come Feuerbach e Nietzsche, le religioni sono illusioni, appagamenti dei desideri più antichi, forti e pressanti dell'umanità. Si tratta dei desideri infantili di sentirsi protetti dai pericoli. Per quello che concerne la tradizione in cui Freud è calato (la tradizione giudaico-cristiana), ritroviamo un Dio padre, che non è altro che la proiezione della figura genitoriale paterna. lo proietto la figura paterna in Dio e su di Lui i sentimenti che avevo per la mia figura paterna.

Nel 1929 esce il saggio Il disagio della civiltà. Anche la civiltà, nel senso di civilizzazione, è interpretata in senso paterno, perché essa è fatta di norme, divieti e regole, una sorta di Super-lo collettivo (esso si struttura con il superamento del complesso di Edipo, che implica l'interiorizzazione della figura paterna). La civiltà, con il suo complesso di norme e di divieti, non è altro che una sorta di padre collettivo; diventa un Super-lo collettivo, la coscienza della società.

Questo padre collettivo è severo come quello individuale: ci costringe a deviare la nostra libido su altri oggetti (rinunciando all'appagamento che

vorrebbe il nostro Es).

Ne consegue che la vita civilizzata ci provoca sofferenze. Essendo repressivo il super-lo, anche la vita in un contesto di civilizzazione è una vita in cui i bisogni sono appagati nella misura in cui l'Es vorrebbe, e la quantità di piacere che l'Es vorrebbe vivere è ridotta. Questa riduzione di piacere diventa mancanza. La sofferenza è una componente strutturale della vita civilizzata: questo porta il pensiero di Freud ad avvicinarsi a quello di Schopenhauer.


Freud immaginerà una civiltà più equilibrata (una via di mezzo tra una civiltà repressiva e una non regolata), in cui, senza cancellare le regole e i connessi sacrifici, si riducano gli spazi di repressione, e quindi di sofferenza.


 

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