Nietzsche

Friedrich Nietzsche




È lo spartiacque tra la filosofia tradizionale e il pensiero del 1900.
È il filosofo più asistematico nella storia della filosofia poichè non segue un filo di pensiero.
Tratta di varie tematiche e demolisce delle affermazioni presenti nella filosofia di alcuni filosofi precedenti, infatti questo suo metodo di fare filosofia prende il nome di “filosofia a colpi di martello”.
Viene considerato un “maestro del sospetto”, poichè sospetta le metafische tradizionali e le demolisce.
A Nietzsche dobbiamo un cambiamento di prospettiva, infatti condizionerà il 1900.

Biografia

Nasce nel 1844 e muore nel 1900.
Era un esperto filologo, grande traduttore, professore di greco e latino, studiò teologia, musica diventando amico di Wagner, studia filosofia e sarà influenzato da Spinoza e Schopenhauer.
Da giovane si appassiona della filosofia di Schopenhauer e alla musica di Wagner, la cui opera è adatta a rinnovare la cultura contemporanea (anni dopo si allontana da entrambi).
Abbandonò la sua occupazione nel 1870 per via dei suoi problemi di salute(emicrania-alcuni dicono che era perchè stava andando oltre il pensiero umano) e viaggiò molto in Italia e in Francia: proprio in Italia scriverà la sua opera principale “così parlò Zarathustra”.
Contrasse forse la sifilide e visse gli ultimi anni come un pazzo aiutato dalla madre e dalla sorella.
La sorella Elizabeth manipolò i suoi scritti finali perchè era sposata con un generale nazista e sappiamo che i nazisti applicavano la censura.


Il pensiero 

Nietzsche dice che la vita è crudele irrazionalità e cerca distruzione e dolore e solo la musica e l’arte possono portare a un allontanamento da questo dolore (come Schopenhauer).

Temi fondamentali della sua filosofia
Scritto giovanile: La nascita della tragedia 1872 (opera più sistematica)
Avendo studiato opere classiche sulla civiltà greca, nota che la civiltà greca presocratica fosse molto vigorosa nell’accettazione della vita e dei valori vitali.
Per Nietzsche, Socrate e Platone, sono gli strumenti della dissoluzione greca, per questo li definisce pseudo-greci o anti-greci, i sicari della grecità.
In quest’opera, Nietzsche spiega l’intento della nascita della tragedia greca antica, e li possiamo racchiudere in 3 motivi:
• Mostrare come nella tragedia greca si esprimessero quegli impulsi che caratterizzavano l’uomo greco (apollineo e dionisiaco) e che a un certo punto sono venuti meno;
• Proporre un nuovo modello a cui ispirarsi per risollevare la cultura decaduta del suo secolo, e vede nella musica di Wagner una soluzione per risollevare la cultura decaduta, anche attraverso la filosofia di Schopenhauer (Wagner sarà influenzato nelle sue composizioni da Schopenauer soprattutto quando parla di suicidio e morte).

Il mondo greco viene da noi concepito come un mondo armonico e sereno, da come lo studiamo in arte con il bello, l’armonia, ma in realtà nel mondo greco erano presenti degli aspetti inquietanti e dolorosi. 
Nell’uomo greco erano in equilibrio perfetto 2 impulsi: apollineo e dionisiaco (termini che influenzeranno la psicanalisi) 
1. Spirito Apollineo: riprende le caratteristiche del Dio Apollo, Dio della luce, del sole, è un impulso di misura, equilibrio, ordine, razionalità, armonia. Dice Nietzsche che Apollo è il Dio della scultura. Lo strumento suonato da Apollo è la cetra, che simboleggia l’armonia.
2. Spirito Dionisiaco: l’altra faccia della medaglia, prende il nome di Dioniso, o Bacco, Dio della danza, dell’eccedenza, della follia, di tutto quello che non è apollineo .

La figura di Dioniso 
Nella mitologia è rappresentato con un corpo femminile, un Dio ambiguo, un Dio che nell’oriente corrisponde al Dio della danza Shiva. Il suo strumento è il flauto, uno strumento a fiato. Suonando viene meno il logos, la parola, la ragione, e fuoriesce solo suono , semplice irrazionalità. Il flauto accompagnava le processioni dionisiache. 

Secondo Nietzsche, la tragedia greca nasce mescolando: 
• L’azione
• La musica
• La danza
• La maschera
Nella tragedia, il personaggio principale era il coro, che esprime il commento, la coscienza ma anche nel modo di organizzare fisicamente il teatro dava molta importanza ai musicisti.
La tragedia greca nasce dalle processioni dionisiache che si svolgevano di notte, le baccanti o menadi assumevano stupefacenti, bevevano vino misto a erbe che alterano la coscienza.
Queste processioni erano partecipi uomini vestiti da donne o fauni (maschere), personaggi che accompagnavano la figura di Dioniso.
In queste processioni svolte nell’ebrezza, spesso accadeva che alcune donne sbrana gli uomini.
Secondo Nietzsche, cantando e danzando mascherandosi in stato di eccitazione, questi uomini rappresentavano le emozioni, esteriormente rappresentano l’apollineo, ma interiormente rappresentano il dionisiaco, tutti in perfetto equilibrio.

Questo genere, nel tempo di Wagner è ripreso nell’opera lirica composta da Wagner.
Lui fece costruire un teatro in cui venivano rappresentate dall’inizio alla fine, senza pause, le sue opere teatrali perché, nella sua concezione, si deve essere immersi completamente nell’opera d’arte (Schopenauer). Era un miscuglio tra musica, danza e poesia in maniera equilibrata.
I personaggi messi in scena appartengono alla mitologia nordica (il Parsifal, il sacro Graal, le valchirie), come se fossero degli dei come facevano i greci.

Nel mondo greco, la tragedia muore quando l’ apollineo e il dionisiaco si squilibrano con Euripide ( Sofocle e Eschilo la portarono all’apice) abbandonando le tematiche mitologiche, diminuendo la musica e aumentando la parola, quindi lasciando posto a logos.
Al contempo, con Socrate, in filosofia si distrugge il fascino dionisiaco perché si concentra sul logos.
D’ora in avanti, la bellezza verrà identificata nella conoscenza, il valore dell’uomo con la virtù dell’anima, portando razionalità ad ogni costo.
Con Socrate c’è inizio della decadenza che arriva fino ai tempi di Nietzsche: c’è il logos e la parola, viene meno la passione e la zona d’ombra.

Criticando Socrate, Nietzsche vuole riportare in vita lo Spirito Dionisiaco nel secolo decadente in cui vive, attraverso l’arte in particolar modo con la musica di Wagner che venivano eseguite in maniera particolare.

Nietzsche: la concezione della storia 
Nell’opera, Considerazioni inattuali (1876) “sull’utilità e sul danno della storia per l’uomo”, Nietzsche ritrova le cause della crisi della civiltà europea: la decadenza del mondo occidentale è dovuta a quella che il filosofo chiama “malattia storica”, ovvero lo storicismo. 
con lo storicismo è stato possibile accumulare un enorme sapere storico che ha portato gli uomini ad essere come delle “enciclopedie ambulanti“, cioè degli spettatori passivi della propria epoca.
La conseguenza di ciò è stata la paralisi della modernità, poiché Nietzsche sostiene che l’eccesso di ricordo procura danno.
Il rimedio per allontanarsi da questa staticità è doloroso ma necessario: bisogna mettersi sulla soglia dell’attimo dimenticando le cose del passato, liberandosi dell’eccesso di conoscenza storica, del nozionismo.
V orrebbe che gli uomini avessero un atteggiamento di capacità di considerare la storia non più come un sapere oggettivo, fine a se stesso; vorrebbe che, invece, ci fosse quello slancio che porta ad agire e creare per innovare: sostiene che coloro che credono nella potenza della storia sono esitanti ed insicuri e non crederanno mai in se stessi perché portano fiducia in ciò che accade o deve accadere.
Nietzsche non è contro la storia, ma è critico.
Esistono 3 atteggiamenti che si possono avere nei confronti della storia, secondo il filosofo:
1. Visione della Storia in maniera Monumentale: tipica di chi cerca ispirazione dai grandi maestri del passato per soddisfare le proprie aspirazioni del presente. Chi aderisce a questo ha bisogno di modelli e maestri che lo consolino. Idolatrare i modelli passati, però, potrebbe portare a diventare delle caricature non riuscendo ad essere in grado di coltivare i propri valori perché convinti che non si possano superare quelli dei modelli.
2. Visione della Storia in maniera Antiquaria: tipico di chi si concentra sulle usanze tradizionali del proprio paese per cercare le radici della propria vita presente nel passato. Avere un rapporto con la storia di tipo collezionista quasi significa solo contemplare senza agire per un’innovazione.
3. Visione della Storia in maniera Critica: tipico di chi ha uno sguardo critico verso la storia per abbattere gli ostacoli e superare i modelli passati per la realizzazione dei propri valori, poiché Nietzsche considera che ciò che è accaduto nel passato non è necessariamente un buono o un cattivo esempio, infatti non crede nell’esistenza di un bene e un male assoluti.
(Questo è l’atteggiamento di Nietzsche nei confronti della Storia)
Anche criticare eccessivamente potrebbe portare a diventare scettici, pensando che il passato non ci insegni nulla.

La soluzione a tutto questo è sfuggire dagli eccessi ed assumere non solo un atteggiamento ma essere flessibili per migliorare le nostre capacità di cogliere utilmente il passato.

La critica alla morale e al cristianesimo
L’opera di Nietzsche “Umano troppo umano“ segna un nuovo periodo della sua riflessione filosofica “la filosofia del mattino“, chiamato “periodo illuministico“ perché dedica la prima edizione dell’opera a Voltaire. “Illuminista“ non perché è fiducioso nel progresso nella ragione, ma perché in questo periodo si dedica ad un’opera che critica la cultura non più tramite l’arte, ma tramite la scienza andando a toccare sia il piano morale che quello metafisico.
Questo periodo coincide con:
• la scrittura aforistica;
• Un distacco dai modelli a cui si spira, tra cui Schopenauer e Wagner perché considera la loro arte come un esempio di pessimismo rassegnato e non indirizzato verso quello slancio vitale dello spirito dionisiaco.
Schopenhauer è considerato l’erede della tradizione cristiana.
Wagner è paragonato ad una malattia che appesta tutto ciò che tocca.

Quando diciamo che Nietzsche, in questo periodo, ripone fiducia nella scienza non vuol dire che la elogia poiché, secondo lui, c’è anche un eccessivo ottimismo nei confronti di questa, tipico del positivismo, nonché figlio del razionalismo socratico: Nietzsche è contrario al positivismo che ritiene l’esistenza di fatti oggettivi e conoscibili.
Per il filosofo, i fatti sono stupidi, infatti solo le interpretazioni sono possibili e conoscibili.

Nietzsche, della scienza, elogia il metodo scientifico: quell’atteggiamento antidogmatico e disincantato che deve adottare anche il filosofo per riuscire a smascherare il fanatismo e la superstizione che influenzano la conoscenza, attraverso un comportamento:
• critico, tipico dei maestri del sospetto, che non accettano la realtà come un insieme di fatti statici ma sono in grado di mettere in dubbio la tradizione.
• Storico perché considera ogni verità come un risultato di qualcosa e non come un dato di fatto.
I concetti in cui si incarna la sua filosofia “illuminista” sono lo spirito libero, rappresentato dal viandante, e la filosofia del mattino, basato sulla concezione della vita come transitorietà e come esperimento senza certezze. 

Questi temi sono ripresi nell’ultimo periodo della sua vita in cui anche la morale e la religione sono criticate a colpi di martello: in particolare, nell’opera “la genealogia della morale”, chiamata così perché qui Nietzsche illustra il processo di genesi dei principi della morale, che non hanno nulla a che fare con un’origine divina o trascendente, ma sono originati da dinamiche sociali.

Perché prende di mira la morale e la religione?
Nietzsche considera queste forme di coscienza come delle esigenze umane, attraverso le quali l’uomo arriva a mettersi contro la sua stessa vita.
Per Nietzsche, pensare a ciò che accade in termini morali di bene/male, equivale a ritenere che la natura è ordinata finalisticamente, e questo non ha senso: basti pensare al fatto che alcune cose che facciamo e sono permesse in un paese sono proibite in altri e viceversa.
Per Nietzsche, non esiste un “bene/male assoluto” (in divenire è di per sé innocente), infatti sostiene che il bene e il male siano estranei alla natura (spinosa) e la morale, quindi, è data da un’interpretazione ingenua o da un codice sociale che tutti rispettano anche inconsciamente.

I valori della morale sono la proiezione di tendenze umane che, a livello psicologico, il filosofo vuole smascherare: sono infatti come delle maschere dietro alle quali l’uomo nasconde i suoi voleri. Queste maschere sono state tipicamente usate dal cristianesimo.

Nietzsche sostiene che l’uomo sia stato educato alla moralità e dice anche che sostenere che esista una libertà del volere è illusorio: per Nietzsche, la scelta di compiere un’azione non è mai del tutto consapevole e libera.
Nietzsche parla della morale dei signori e degli schiavi, perché sostiene che il bene e il male sono stabiliti dalla società, in particolare dai più forti sui più deboli: accadeva così già nell’antichità, quando le società erano divise in caste:
• la cassa dei guerrieri, quella dominante, in cui stavano i potenti, i migliori caratterizzati dalla forza, dal coraggio e dunque erano coloro che venivano considerati buoni poiché il bene era ciò che li rendeva più forti (morale dei signori).
• La casta degli schiavi, quella marginale dei deboli, in antitesi ai forti e vigorosi, questi seguivano il male, ovvero tutto ciò che minacciava la morale dei signori.

Ma Nietzsche si chiede come sia possibile che ad un certo punto l’umanità occidentale, invece di perseguire la morale dei signori, che portava ad inseguire i valori naturali e vitali, abbia sviato per la strada della malattia e della decadenza, seguendo la morale degli schiavi che porta al sacrificio di sé?
Ciò è avvenuto a causa della casta dei sacerdoti perché, non potendo dominare la casta dei signori, ha deciso di affermare se stesso, elaborando e inseguendo dei valori antitetici a quelli dei signori. (Favola di Esopo della volpe e l’uva).
La morale degli schiavi è diventata, dunque, ottima come strumento di dominio e repressione dell’individualità a favore della comunità: Nietzsche chiama questa tendenza “istinto del gregge“ infatti la società presente è originata da una domestica mento, supportato dalla morale degli schiavi.
A livello storico, questo capovolgimento dei valori è stato rappresentato dagli ebrei, considerati dal filosofo come il popolo sacerdotale per eccellenza.Nietzsche sostiene che gli ebrei abbiano osato, con una terrificante consequenzialità, ribaltare l’equazione di valore secondo cui buono=forte.
Per gli ebrei (risentimento) i miserabili sono i nobili gli infermi e i sofferenti sono anche gli unici devoti. Questa concezione ebraica si è articolata ed estremizzata con il cristianesimo, in questo modo, la Giudea, umiliata dai romani, aveva capovolto i valori del mondo antico e, trovandosi sotto il controllo romano, lei stessa ha conquistato Roma attraverso il cristianesimo.

Nel cristianesimo, Nietzsche vede il simbolo della vita che si mette contro la vita, cioè ha inibito gli impulsi primari dell’esistenza umana, corrompendo i luoghi da cui nasce la gioia e il piacere attraverso la nozione di “peccato“: ha prodotto l’immagine di un uomo malato e represso, colmo di sensi di colpa che rendono difficile la sua esistenza, colmo di rabbia repressa e un sentimento di vendetta verso il prossimo.
Dal risentimento scaturisce il senso di colpa che compare con il Dio cristiano, perché il dolore e l’infelicità derivano da una colpa commessa nei confronti di Dio.
Con il cristianesimo nasce la sofferenza dell’uomo che si scarica su se stesso e non sugli altri perché è dominato dal fatto che fa ciò che non vuole, cioè l’altruismo, l’abrogazione di sé e l’ascetismo, l’ideale massimo del risentimento: va alla ricerca della sofferenza e porta alla distruzione della vita che, il cristianesimo cerca in un’altra vita.

Nietzsche sostiene che da Platone i filosofi hanno provato odio verso la sensualità e il corpo, astio che si ritrova anche in Wagner e Schopenhauer.

Inoltre, il cristianesimo è la religione della compassione che, per Nietzsche, non è un elemento positivo, perché provando compassione si perde la propria forza e l’animo si rammollisce prendendo le difese del de debole contro i valori vitali.

L’unico vero cristiano, per Nietzsche è Gesù, che viene considerato come uno spirito libero che muore in croce per indicare come si deve vivere, cioè muore per testimoniare le proprie idee.
In fondo è esistito un solo cristiano ed è morto sulla croce e la chiesa va contro ciò che Gesù ha predicato e ha insegnato ai suoi discepoli, cioè combattere.

Davanti a tutte le negazioni della morale del cristianesimo, Nietzsche contrappone la necessità di trans lutar tutti i valori-andare oltre ai valori tradizionali.

La morte di Dio
Abbiamo visto che la critica di Nietzsche nei confronti della morale e della religione si sviluppa negli ultimi scritti della sua vita, ma sappiamo che era, in realtà, già iniziata con la teoria della morte di Dio contenuta nella gaia scienza (1882).
In quest’opera il filosofo attacca non solo il cristianesimo, ma anche le filosofie del suo tempo che vogliono presentare delle verità eterne che sono, però, umane troppo umane.
In quest’opera, Dio risulta il culmine di un insieme di idee e simboleggia una prospettiva oltre mondana che pone il senso dell’essere al di là dell’essere stesso, cioè in un altro mondo contrapposto a questo mondo.
Inoltre, Dio personifica le certezze ultime dell’uomo, cioè tutte le credenze metafisiche e religiose elaborate nei millenni per dare un ordine e un senso rassicurante alla vita: senso e ordine che la vita non ha, secondo Nietzsche.

Nella gaia scienza compare l’uomo folle, che Nietzsche riprende da un personaggio realmente esistito: Diogene il cinico, vissuto in età ellenistica.
Lui era solito girare per le strade di Atene con una lanterna accesa di giorno, dicendo che stava “cercando l’uomo”.
nella gaia scienza, Nietzsche fa dire all’uomo pazzo “cerco Dio“, ma ad un certo punto qualcuno gli risponde che Dio è morto perché gli uomini lo hanno ucciso: questa è una metafora che simboleggia il fatto che la civiltà occidentale è arrivata al crollo dei valori tradizionali, morali e filosofici precedenti; con la morte di Dio crollano tutte le certezze.

di fronte alla mancanza di queste certezze, Nietzsche, non dà delle dimostrazioni della non esistenza di Dio, ma dà per appurato questo (in modo contestabile): però prosegue dicendo con quale stato d’animo l’uomo, che ormai ha ricevuto l’annuncio della morte di Dio, si deve porre davanti a questa notizia attraverso la prospettiva di dare vita ad un uomo nuovo perché se l’uomo restasse uguale a come è sempre stato, non gli rimarrebbe altro che il nulla e precipiterebbe nell’ abisso del nulla.

in tutto ciò che accade l’uomo capisce che non c’è, non c’è un ordine cosmico, non c’è una provvidenza, non esistono valori assoluti e quindi verrebbe da pensare ad un abbandono verso un nichilismo passivo: Nietzsche, invece, dice che si va verso un nichilismo attivo, cioè un atteggiamento attuato dall’uomo che va oltre se stesso: ecco qua l’ Ubermensch-tradotto dal tedesco come “superuomo”, ma sarebbe meglio intenderla come “oltre uomo”.
Questo è un uomo che si prepara ad un orizzonte libero dai precedenti valori, pronto ad affrontare la vita in un modo totalmente nuovo.

Non essendoci +1 Dio che gli dice cosa deve fare, l’uomo deve andare oltre l’uomo che è stato sino ad ora e deve poggiare solo su se stesso.

La morte di Dio e la trans valutazione dei valori consentono all’uomo di oltrepassare se stesso e spingersi verso il nuovo, anche con la distruzione del vecchio e con la sofferenza, accettandola e tenendo conto che questa esiste.
È sicuramente il tramonto definitivo del platonismo, che per Nietzsche è la meta metafisica per eccellenza dell’Occidente, infatti definisce lo stesso cristianesimo nient’altro che platonismo per il popolo.

Nietzsche estende la concezione di superuomo anche a livello politico e auspica un’Europa capace di acquisire una volontà unica, grazie a una casta dominante, dove la società consenta l’innalzamento di individui superiori, prendendo alcune di queste tesi come l’antidemocrazia e l’anti egualitarismo e tralasciando altre come il rifiuto dell’antisemitismo, il razzismo tenterà di appropriarsi del suo pensiero.

Così parlò Zarathustra (1885)
Inaugura una nuova fase, definita “della maturità”: la filosofia del meriggio (contrapposta a quella del mattino) e, per annunciare l’avvento del superuomo usa la figura di Zaratustra, un profeta iraniano vissuto tra il 1600 a.C.
Ci sono diverse teorie riguardo la scelta di questo personaggio: sicuramente non si può negare (basandosi su ciò che scrive Nietzsche) che Zaratustra sia stato il primo ad aver trasposto la morale in termini metafisici, e quindi sarebbe stato il primo inventore della morale.

Lo stile di questo scritto è cambiato rispetto agli scritti precedenti, si accentua il tono profetico e usa anche un grandissimo numero di immagini e parabole per esprimere quelli che sono, dal punto di vista concettuale, i tre temi di cui parla quest’opera:
• superuomo (prima parte)
• La volontà di potenza (seconda parte)
• La teoria dell’eterno ritorno (terza parte)

Primo tema
L’opera si apre con un primo discorso intitolato “delle tre metamorfosi” in cui Nietzsche descrive la genesi e il senso del superuomo (una sorta di fenomenologia dello spirito umano).
L’uomo, secondo Zaratustra, è destinato ad affrontare 3 stadi:
1. il cammello, rappresenta l’uomo che porta i pesi della tradizione e che si piega di fronte a Dio e alla morale e il suo motto è “tu devi”;
2. Il leone rappresenta l’uomo che si libera dai fardelli metafisici ed etici, all’insegna del “io voglio”, nell’ambito di una libertà che però risulta ancora negativa: è una libertà “da” e non una libertà “di”. Il leone si libera ma non va incontro ad alcun passaggio. (può essere Schopenhauer).
3. Il bambino invece (o fanciullo) rappresenta l’oltre uomo, cioè quella creatura di stampo dionisiaco che, nella sua innocenza ludica, sa dire di sì alla vita e inventare se stessa al di là del bene del male, come uno spirito libero.il bambino dice “io posso”.



Secondo tema: la volontà di potenza
Proprio la formula del “io posso” riassume e emblematicamente il secondo concetto contenuto in “così parlò Zaratustra“, cioè il concetto di “volontà di potenza“.
Il superuomo infatti è caratterizzato dalla volontà libera e dà significato alla propria vita senza avere alcun condizionamento da parte della morale, della religione o della scienza, spinto dallo spirito dionisiaco.
La volontà di potenza, che è quindi alla radice di ogni azione, non ha obiettivi al di fuori di se stessa. La volontà di potenza è, per Nietzsche, un dire di sì alla vita in ogni momento e in ogni aspetto.a questo concetto è estremamente connesso quello di eterno ritorno.

La volontà di potenza, (atteggiamento individuale) quindi si identifica con la vita stessa, intesa come forza espansiva e autosuperantisi. La molla fondamentale della vita, secondo Nietzsche, non sono gli impulsi auto conservativi o la ricerca del piacere, ma la spinta all’autoaffermazione, all’auto espandersi e il volere ciò che si fa.

Aspetto creativo
Quando Nietzsche descrive l’aspetto creativo della volontà di potenza, non può fare a meno che guardare all’arte. infatti la figura del superuomo sembra modellarsi su quella dell’artista, perché l’artista esprime appieno questa potenza creatrice e il mondo in generale potrebbe essere visto come un’opera d’arte che genera se stessa. In questo caso Nietzsche è un po’ contraddittorio perché se è un mondo dove regna il caos, il disordine e l’irrazionalità, è strano sentirgli dire che il mondo è simile ad un’opera d’arte.



Teoria dell’eterno ritorno
L’origine della dottrina
Anche la dottrina dell’eterno ritorno è collegata al superuomo.
Essa è definita da Nietzsche “il più abissale dei miei pensieri”, che è anche l’ultimo insegnamento di Zara frusta, anche se in qualche modo era già stato fatto cenno di questa nella “Gaia scienza”.
Nietzsche riprende il tema dell’eterno ritorno dalle dottrine dell’antica Grecia e in particolare dalla filosofia stoica, ma anche dall’oriente.
Secondo questa teoria, il tempo non scorre in maniera rettilinea e lineare verso un fine, come crede il cristianesimo, quindi il divenire non è caratterizzato dal progresso come secondo i positivisti.
Per Nietzsche, la forma del tempo è circolare, in virtù della quale tutte le cose ritornano eternamente uguali.

Il significato secondo Nietzsche
Tuttavia, la tesi dell’eterno ritorno a nel pensiero di Nietzsche, un significato diverso rispetto alla concezione propria delle antiche correnti della filosofia greca.
questo ciclo che si rinnova all’infinito infatti, nel mondo classico rappresentava la razionalità e l’ordine, una sorta di ragione immanente nel mondo, come volevano gli stoici.
In Nietzsche invece la tesi dell’eterno ritorno sta a significare che il mondo è irrazionalità, mancanza di senso e di direzione.se la vita è un eterno ritorno dell’uguale, ciò significa che nell’universo non c’è un fine ultimo da conseguire, un obiettivo da raggiungere e quindi l’esistenza non ha scopo.
(Esempio della porta carraia)

La teoria dell’eterno ritorno è stata interpretata in vari modi:
• può essere letta secondo una formula morale, per cui per volere il proprio passato con tutte le sue sofferenze bisogna pensare che ogni momento ha in sé un significato e quindi bisogna avere quell’atteggiamento vitalistico di cui parla tante volte Nietzsche, che ci fa dire di sì alla vita in tutte le sue manifestazioni, superando così il nichilismo passivo.

Il superuomo è l’amor fati
Esiste quindi un preciso rapporto tra la dottrina dell’eterno ritorno e il superuomo.infatti il superuomo ama a tal punto la vita da voler vivere di nuovo, da accettare che l’attimo ritorni infinite volte. Questo atteggiamento è chiamato da Nietzsche “amor fati”, cioè amare per il proprio destino, volontà di accettare il destino dell’eterno ritorno, amore per tutto ciò che l’universo produce nei suoi cicli ininterrotti.
Di conseguenza la dottrina dell’eterno di ritorno non sarebbe, secondo questa interpretazione, tanto una teoria cosmologica o una legge oggettiva delle cose, quando un’aspirazione, un atteggiamento del superuomo è il modo in cui il superuomo vuole interpreta il divenire dell’universo.
Il superuomo vuole che la sua vita si ripeta ancora una volta e innumerevoli volte.

La teoria dell’eterno ritorno e le considerazioni scientifiche
Potrebbe anche esserci un’altra teoria:
• Che vede l’eterno ritorno dandogli una giustificazione scientifica, cioè a volte sembra lo stesso Nietzsche a voler giustificare l’eterno ritorno con argomentazioni scientifiche. Infatti secondo Nietzsche il mondo è costituito da uno a quantità finita di energia distribuita in una pluralità di centri forza, entrando in rapporto queste forze danno luogo ad una serie di eventi, il cui numero è altissimo, ma non infinito. Siccome il tempo è infinito, la sequenza finita di eventi che costituisce il mondo che noi conosciamo, dovrà ripetersi nel tempo infinite volte.

Tuttavia, Nietzsche con questo ragionamento non vuole sostenere l’assoluta certezza della teoria dell’eterno ritorno, ma solamente la sua possibilità, infatti intende solo dimostrare che la volontà del superuomo che vuole l’eterno ritorno, non vuole in realtà l’impossibile. 
L’eterno ritorno quindi non è una velleità che viene respinta inequivocabilmente dalla realtà, ma è appoggiata anche da considerazioni scientifiche. 

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